Una denominazione che vale soltanto per il rosso
Occorre porre prima la regola, perché è controintuitiva: l’AOC Blagny indica soltanto vini rossi. La zona si estende su parte dei comuni di Meursault e Puligny-Montrachet, intorno alla frazione di Blagny, amministrativamente di Puligny-Montrachet. Su queste parcelle chi pianta pinot noir produce Blagny; se pianta chardonnay nel filare accanto produce Meursault o Puligny-Montrachet. La denominazione dipende quindi dal colore dell’uva, non dal suolo né dal comune.
La divisione è documentata climat per climat. Sul lato Meursault, i bianchi di La Jeunelotte, La Pièce-sous-le-Bois, Sous-le-Dos-d’Âne, Les Ravelles e Sous Blagny sono venduti come Meursault premier cru o Meursault «Blagny»; i rossi come Blagny premier cru. Sul lato Puligny, i tre climats intorno alla frazione — Hameau de Blagny, La Garenne e Sous le Puits — hanno un’altra particolarità: possono produrre solo puligny-montrachet bianco e blagny rosso, mai puligny-montrachet rosso. Una bottiglia rossa da queste vigne non può portare altro nome che Blagny.
La frazione: il punto alto del pendio dei bianchi
Blagny occupa la parte superiore del pendio, al margine del bosco, dove la Côte si raddrizza e si raffredda. Il punto culminante del settore, la Roche Dumay tra Blagny e Gamay, raggiunge 429 metri. I premiers crus circostanti sono tra i più alti della Côte dei bianchi, talvolta oltre 320 metri, quota che rende le vigne più fredde e tardive di quelle mediane.
Il paesaggio è strutturato da un importante incidente geologico: Mont-Rachet, horst incastrato tra due faglie, sporgenza di calcare chiaro compatto dolomitico del Bathoniano superiore, un tempo sfruttato in cave a sud-est di Blagny. Il rilievo stretto e boscoso sbarra il pendio fino a Meursault, da cui il nome Dos d’Âne, che ritorna nel climat Sous le Dos d’Ane. Blagny è dunque letteralmente dietro e sopra i grands crus: la frazione sovrasta il settore dei Montrachet, poche centinaia di metri sotto.
Il terroir: marne argoviane, dalle nacrée e oolite ferruginosa
Il sottosuolo si legge dall’alto in basso. In cima, sotto il bosco, affiorano calcari grossolani bianchi e beige detti di Fontaines, dell’Oxfordiano superiore e Kimmeridgiano inferiore. Subito sotto, sulle vigne a nord-ovest di Blagny — Trézin e Sous le Puits —, si trovano marne beige di Chagny, dette argoviane o marne di Pommard, dell’Oxfordiano medio. Lungo Blagny e fino a Gamay corre una fascia stretta di oolite ferruginosa, dal rosso caratteristico, anch’essa dell’Oxfordiano medio: attraversa La Garenne.
Il pendio di Blagny poggia invece sul calcare rossiccio detto «dalle nacrée», calcare di Dijon-Corton superiore del Calloviano inferiore, in particolare al Hameau de Blagny. La combinazione di marne e suoli bruni spiega la sopravvivenza del pinot noir: in Borgogna i suoli argilloso-calcarei chiamano chardonnay, quelli più marnosi e bruni si adattano al pinot noir. A Puligny, quasi interamente passato al bianco, sono proprio alcune parcelle intorno a Blagny a restare rosse. L’AOC Blagny è ciò che rimane, giuridicamente fissato, di una Borgogna rossa al 95 % nel XIX secolo.
Lo stile: un rosso d’altitudine
Il blagny è un vino d’altitudine e si sente. Più fresco e tardivo dei rossi classici della Côte de Beaune, si costruisce su frutti rossi ed energia acidula più che sulla potenza. Patrick Essa, tra i migliori conoscitori del settore, lo avvicina per freschezza e frutto ad alcuni crus del Nuiton, avvertendo però di non aspettarsi molta densità. Sous le Puits e Le Trézin sono particolarmente notevoli nelle annate calde.
La vinificazione segue gli usi della Côte: vendemmia selezionata e generalmente diraspata, fermentazione alcolica con estrazione per rimontaggi o follature, malolattica e dodici-ventiquattro mesi in botte o vasca prima di chiarifica, filtrazione e imbottigliamento. Si beve volentieri entro cinque-dieci anni, sul frutto e sulla tensione, e accompagna pollame arrosto o carni bianche più che selvaggina.
Una rarità estrema
I numeri raccontano la rarità: 5,37 ettari in produzione, di cui 4,79 premier cru, per 202 ettolitri annui, 174 in premier cru. A 133 bottiglie per ettolitro sono appena oltre ventiseimila bottiglie complessive. Rispetto ai 18 843 ettolitri di bianco del solo Meursault è un rivolo. Il paradosso è la zona delimitata molto più vasta: blagny potrebbe essere rivendicato su quasi 21 ettari del solo Puligny-Montrachet. Se l’impianto è tanto limitato è semplicemente perché lo chardonnay si vende molto meglio.
La denominazione nasce negli anni 1930 con la stessa serie di decreti di puligny-montrachet, montrachet, chevalier-montrachet e bâtard-montrachet, come quasi tutte le denominazioni borgognone. Blagny ne è il vestigio più fragile. La frazione conserva però il suo posto nella vita della Côte: con Puligny-Montrachet e Corpeau ha accolto la Saint-Vincent tournante il 19 e 20 marzo 2022. Per l’appassionato, blagny rimane uno dei modi più eleganti per entrare nel territorio viticolo più caro del mondo da una porta secondaria.
