Un rettangolo di cinquanta ettari ai piedi del versante
Il Clos de Vougeot occupa gran parte del territorio del comune di Vougeot, non lontano dalla sorgente della Vouge, su un dolce pendio esposto a est. La superficie ufficiale — 50 ettari, 96 are e 54 centiare, metà di un chilometro quadrato — ne fa il grand cru più esteso della Côte de Nuits, mentre la media dei grands crus della Côte-d'Or si aggira sui sei ettari. I vicini sono prestigiosi: Musigny lo domina a nord-ovest, Les Échezeaux e Vosne-Romanée lo prolungano a sud.
La sua fisiografia è invece atipica per un grand cru. Il clos si trova complessivamente fra 240 e 260 metri di altitudine, con una pendenza media di appena il 3,8 %: l'80 % della superficie rientra nella «debole pendenza», sotto il 5 %. È soprattutto uno dei rari grands crus della Côte a scendere fino a toccare la strada Dijon-Beaune, la D974; soltanto Mazoyères-Chambertin condivide questa situazione. Mentre i grands crus sono solitamente collocati nelle parti alte e medie del versante, il Clos va dalla collina fino alla fascia pedemontana. È in particolare per questo motivo che il suo rango di grand cru viene talvolta discusso.
Il terroir: un clos tutt'altro che omogeneo
È il punto decisivo per capire le differenze fra le cuvée. Come riassume la letteratura di riferimento, il terroir del Clos «è lontano dall'essere omogeneo: ghiaioso e pietroso nella parte alta, diventa più argilloso in basso», pur mantenendo ovunque suoli filtranti che si asciugano rapidamente dopo la pioggia. Le terre migliori sono quelle alte, povere e pietrose, vicine al castello: si estendono dal Petit Maupertuis a sud fino a Le Musigni e Les Montiottes Hautes a nord. La parte bassa, quasi piana e più pesante, costeggia la strada. Fra le due, una fascia mediana — Baudes, Marei, Chioures — assicura la transizione. I geologi del BRGM ne hanno tratto una conclusione celebre: nonostante la frammentazione, il vino «continua a essere sistematicamente più fine e delicato nelle parti elevate e più pesante ai piedi della pendenza». Sottosuolo e suolo conservano dunque tutta la loro importanza, qualunque sia il proprietario.
La cartografia moderna ha sfumato questa lettura a tre livelli senza contraddirla. Il Clos non disponeva di una documentazione geologica dettagliata prima del rapporto della società ADAMA — «Caractérisation physiographique, géologique et pédologique du Clos Vougeot», firmato da Françoise Vannier ed Emmanuel Chevigny nel 2023 per l'ODG del grand cru — realizzato alla scala molto dettagliata di 1/2 500, con centocinquanta sondaggi a trivella. Mostra un clos formato da sei o sette litologie differenti, dominato non dal Giurassico ma da formazioni dell'Oligocene: conglomerati calcarei con cemento di calcare argilloso rosa salmone, accompagnati da marne dall'ocra al rossastro. Il calcare di Prémeaux (Batoniano-Calloviano) è stato raggiunto soltanto sul fondo di fosse pedologiche, nei Montiottes Basses, Plante l'Abbé e Le Musigni. E il 15-20 % della superficie poggia su conoidi alluvionali quaternarie: la più vasta, legata alla combe d'Orveau, sostiene il castello stesso e costeggia il margine nord; altre due, provenienti dalla combe di Vosne-Romanée, spiegano i piccoli dossi del centro e del sud. Tre vallette e tre dossi ondulano così discretamente all'interno delle mura.
Clima ed esposizione
Il clima è temperato con lieve tendenza continentale: inverni marcati, primavere umide e soggette a gelate, estati calde intervallate da temporali. Il Clos è favorevolmente esposto a est e sud-est; per la debole inclinazione generale, le parti rivolte a nord-est e nord beneficiano soltanto di un'insolazione radente, comunque giudicata vantaggiosa. I suoli filtranti compensano in parte la planarità della parte bassa del clos.
Come ovunque nella Côte-d'Or, il calendario si è spostato. Gli archivi segnalano vendemmie in agosto nella Côte de Nuits già nel 1422, un'annata 1865 molto precoce e ricca di zuccheri, poi l'ondata di calore del 2003, durante la quale alcuni domaines hanno vendemmiato a metà agosto, un mese prima del consueto. Su cinquanta ettari dai suoli tanto vari, queste annate calde accentuano le differenze fra parcelle alte, precoci e povere, e parcelle basse, più argillose e tardive.
Lo stile dei vini e l'invecchiamento
Il clos-vougeot è descritto da tempo come un vino molto corposo, dal profumo di tartufo e violetta, denso e strutturato. Il pinot noir vi dà vini colorati, ricchi, mediamente tannici e adatti a invecchiare; la vendemmia è manuale, selezionata, generalmente diraspata, e l'affinamento prosegue solitamente per dodici-ventiquattro mesi prima della chiarifica, della filtrazione e dell'imbottigliamento. Si prevedano da dieci a venti anni di invecchiamento, oltre nelle grandi annate.
Ma parlare «del» clos-vougeot è un abuso di linguaggio: ogni anno nascono con lo stesso nome oltre ottanta cuvée diverse, su parcelle che vanno da due ettari e mezzo a ventuno are, con stili di vinificazione molto vari. La gerarchia interna alto/basso resta un riferimento utile, ma non è automatica: una degustazione di circa venticinque cuvée dell'annata 2020, pubblicata da La Revue du vin de France nel numero invernale 2024, ha messo in risalto vini della parte bassa, solitamente sottovalutata. Qui il lavoro del viticoltore pesa quanto la posizione topografica della sua parcella.
Cîteaux, il castello e la Confrérie
L'abbazia di Cîteaux riceve terre sulle rive della Vouge già nel 1100; dal 1111 i cistercensi fanno piantare il clos a pinot noir e ne affidano la coltivazione ai fratelli conversi. Il nome compare per la prima volta in una bolla di papa Alessandro III nel 1164. Il clos viene costituito e cinto da mura verso il 1330. Sotto il pontificato di Clemente VI (1342-1352), i monaci lo suddividono in tre climat per selezionare la «cuvée del papa», accanto alla «cuvée del re» e alla «cuvée dei monaci»: primo riconoscimento esplicito del fatto che tutte le parti del clos non si equivalgono. Nel 1364 Urbano V minaccia persino l'abate di Cîteaux di scomunica se continua a rifornire Avignone di clos-vougeot; la minaccia viene revocata nel 1370. Il castello attuale viene edificato nel 1551 da dom Jean XI Loisier.
Confiscato durante la Rivoluzione, il clos viene acquistato nel 1818 dal banchiere Gabriel-Julien Ouvrard, che lo dona al figlio Victor. Gli eredi Ouvrard lo rimettono all'asta nel 1887; la vendita fallisce ed è nel 1889 che quindici commercianti di Beaune, Dijon e Nuits-Saint-Georges lo acquistano: comincia la frammentazione. La denominazione di origine controllata viene creata nel 1937. Restaurato dopo la Seconda guerra mondiale, il castello, che ospita ancora gli antichi impianti vinicoli dei monaci, è proprietà della Confrérie des Chevaliers du Tastevin dal 1944; questa vi si riunisce due volte all'anno per il tastevinage. Nel 1855 Jules Lavalle classificava il clos-vougeot «fuori categoria, tête de cuvée nº 1», accanto a Romanée-Conti, Chambertin e Clos de Bèze.
I lieux-dits del clos e i loro domaines
Il Clos è a sua volta suddiviso in lieux-dits i cui nomi raccontano il clos monastico. Le Musigni, in alto a nord — che Marie-Hélène Landrieu-Lussigny collega alla villa gallo-romana di un certo Musinus —, Le Grand e Le Petit Maupertuis (da Malo Pertuso, il cattivo passaggio), Plante l'Abbé, che indica le piantagioni ordinate da un abate di Cîteaux, Les Chioures, Les Baudes hautes, basses e Saint-Martin, Les Marei haut e bas, Les Montiottes hautes e basses, e infine Les Dix Journaux e Les Quatorze Journaux, dal nome dell'antica misura agraria corrispondente al lavoro di una giornata.
La posizione di una parcella in questa scacchiera vale spesso come indicazione di stile. Secondo il rilevamento dettagliato pubblicato da Wikipédia, il Domaine du Château de la Tour — l'unico a vinificare il proprio clos-vougeot entro le mura — coltivava Les Dix Journaux e Marei bas a nord; Méo-Camuzet una parcella di circa tre ettari in un unico corpo nelle Chioures; Anne Gros, Michel Gros e Mongeard-Mugneret parcelle del Grand Maupertuis, nella parte più alta; Grivot un ettaro e 86 are nei Quatorze Journaux, in basso; Mortet la parte più bassa e settentrionale, nelle Montiottes basses; Louis Jadot quasi due ettari e mezzo nel settore delle Baudes. Poiché queste parcelle cambiano di mano con le successioni, questa distribuzione vale soltanto per la data del rilevamento.
I vitigni di Clos de Vougeot
I vini di Clos de Vougeot su 1001caves
Schede dettagliate: la cuvée, la tenuta, la finestra di consumo e le bottiglie in vendita tra privati.
