Un vitigno salvato per un soffio
Riconosciuta nel 1940, Condrieu si allunga sulla riva destra del Rodano, a sud di Côte-Rôtie. La sua storia è quella di un salvataggio: dopo la fillossera e le guerre, il viognier era quasi scomparso, ridotto a una manciata di ettari negli anni 1960. Il suo successivo successo mondiale gli ha restituito i pendii e lo ha fatto piantare ovunque altrove, senza mai ritrovare ciò che dà qui.
Il viognier è un vitigno difficile: poco produttivo, sensibile alla colatura, esprime il profumo soltanto a piena maturità, con il rischio di perdere acidità se si aspetta troppo. La finestra di vendemmia è stretta, cosa che spiega in parte la rarità e il prezzo dei vini.
L’arzelle, il granito che si sgretola
Il suolo di Condrieu è un granito decomposto chiamato localmente «arzelle»: un sabbione chiaro, povero e molto drenante, mescolato a mica. Si scalda rapidamente, si riscalda presto in primavera e restituisce il calore di notte: condizioni che spingono il viognier verso la maturità aromatica di cui ha bisogno.
Come a Côte-Rôtie, i pendii sono tanto ripidi da imporre terrazze e lavoro manuale. Le migliori parcelle guardano a sud-est e dominano direttamente il fiume.
Un bianco da grandi occasioni
Il condrieu si riconosce da lontano: albicocca, pesca bianca, violetta, caprifoglio, talvolta una nota di mandorla o miele. Il sorso è ampio, quasi grasso, con un’acidità discreta che invita a berlo giovane: la maggior parte delle cuvée dà il massimo tra due e cinque anni.
Servito tra 10 e 12 °C, accompagna pesci in salsa, pollame alla panna, formaggi erborinati. Troppo freddo perde tutto il profumo, che è precisamente la sua ragion d’essere.
I vitigni di Condrieu
I vini di Condrieu su 1001caves
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