Un grand cru in due parti a nord
Richebourg occupa la parte nord del pendio dei grands crus di Vosne-Romanée, appena sopra e a nord della Romanée-Conti, fra le quote di circa 260-265 metri e 285-290 metri. Il climat è orientato a levante, a eccezione della parte alta dei Verroilles, che ruota leggermente verso nord. Questo dettaglio di esposizione non è teorico: questa porzione si vendemmia due-tre giorni più tardi del resto del climat.
La denominazione riunisce due lieux-dits distinti, Les Richebourgs e Les Vérroilles ou Richebourgs. Il censimento pubblicato da Monocépage nel 2021 attribuisce 5,05 ha al primo e 2,98 ha al secondo, per un totale di 8,03 ha corrispondente alla superficie assegnata alla denominazione; il BIVB contava 7,23 ha effettivamente in produzione nel 2022. Dopo la Romanée-Saint-Vivant è il più esteso dei grands crus del comune e l'unico a essere così ampiamente suddiviso fra domaines.
Il terroir: marne, calcare argilloso e Premeaux
La sequenza geologica letta dal basso verso l'alto del versante presenta in successione le marne a Ostrea acuminata, il calcare argilloso e poi il calcare di Premeaux: la stessa successione degli altri grands crus di Vosne. Queste marne del Giurassico medio, ricche di piccole ostriche fossili, trattengono l'acqua e nutrono la vite; i calcari soprastanti drenano e impongono vincoli. La base generale del pendio è il calcare duro di Premeaux, di origine giurassica, dell'ordine di 175 milioni di anni.
Per Richebourg il BIVB descrive suoli bruni calcarei variabili secondo la pendenza e il versante, poco spessi in alto e più profondi in basso: rendzine, come a La Tâche. Questa doppia lettura, verticale fra alto e basso del pendio e laterale fra Richebourgs a est e Verroilles a nord-ovest, spiega perché lo stesso nome di denominazione comprenda stili sensibilmente diversi da un produttore all'altro: nessuno possiede qui l'intero climat e ciascuno ne interpreta una parte particolare.
Clima ed esposizione
Il clima è quello della Côte de Nuits: temperato a tendenza semicontinentale, con inverni freddi, primavere umide e soggette al gelo, estati calde interrotte da temporali. Le vigne di Vosne-Romanée si distribuiscono fra 250 e 310 metri di altitudine, orientate a levante, talvolta leggermente a est-sud-est. Richebourg si colloca nella fascia alta di questa distribuzione, sopra la Romanée-Saint-Vivant e al livello della Romanée-Conti.
La rotazione verso nord della parte superiore dei Verroilles è l'unica vera variazione di esposizione del climat. Ritarda leggermente la maturazione e nelle annate calde apporta una freschezza gradita; nelle annate difficili richiede invece di aspettare. È un esempio concreto di ciò che la Borgogna chiama climat: un'unità di nome che comprende microcondizioni misurabili in giorni di vendemmia.
Lo stile e l’invecchiamento
Richebourg è reputato il più sontuoso dei vini di Vosne. Allen Meadows descrive un carattere fatto di estremi: sublimemente profumato e tuttavia potente, muscoloso, ricco e denso, con un'intensità che può talvolta eguagliare quella di La Tâche. Clive Coates evoca invece un'esplosione di aromi, caffè e cioccolato nella giovinezza, violetta alla maturità, avvolta in una consistenza vellutata di piccoli frutti neri e rossi.
Il colore è rubino scuro, carminio con l'età; il bouquet si apre su piccoli frutti rossi e neri, violetta e spezie, per poi virare verso sottobosco, tartufo e cuoio. In bocca il corpo è netto e potente, la materia ampia, i tannini serrati ma eleganti. È un vino che non si dovrebbe aprire prima di una decina d'anni e che raggiunge il culmine dopo vent'anni o più, servito fra 15 e 16 °C con selvaggina, volatili selvatici o un bel taglio di vitello arrosto.
Da Cîteaux ai banchieri parigini
Mentre i monaci cluniacensi di Saint-Vivant de Vergy possedevano la maggior parte delle vigne della futura Romanée-Conti, i cistercensi di Cîteaux erano fra i principali proprietari dei Richebourgs. Jean-François Bazin riferisce che, diversamente dagli Échezeaux affidati a conduttori laici, i monaci si occupavano direttamente dei Richebourgs, il cui vino dava origine a una cuvée particolare vinificata al Clos de Vougeot, poco più di un chilometro più lontano.
Confiscate durante la Rivoluzione, le vigne cistercensi dei Richebourgs vengono acquistate nel 1791 da banchieri parigini che se le rivendono fra loro a fini speculativi fino a circa il 1820. Nel 1855 Jules Lavalle registra fra i proprietari i nomi Duvault-Blochet, antenato della stirpe de Villaine, e Liger-Belair, due famiglie ancora oggi presenti sul climat.
Verroilles o Richebourg: causa 1922, sentenza 1924
Prima del XX secolo il secondo lieu-dit si chiamava «Varoilles-sous-Richebourgs»: è con questo nome che Lavalle lo classifica nel 1855, mentre Danguy e Aubertin nel 1892 lo indicano come «Les Verroilles ou Richebourg ou Sous-Richebourg». Si dice che Étienne Camuzet, sindaco di Vosne-Romanée dal 1900 al 1929, deputato della Côte-d'Or dal 1902 al 1932 e a sua volta proprietario nei Verroilles, avrebbe suggerito di togliere «sous» dalla denominazione. È così che Camille Rodier lo chiama nel 1920: «Verroilles ou Richebourgs».
La legge del 1919 sulle denominazioni d'origine, che affidava ai tribunali il compito di fissare le aree basandosi su usi leali, locali e costanti, risolverà la questione. Nel 1922 alcuni proprietari dei Richebourgs avviano un'azione per vietare l'impiego del nome «Richebourg» ai vini dei Verroilles. Il 23 giugno 1924 la corte di Digione convalida in appello entrambe le designazioni per i vini dei Verroilles, prendendo atto di un accordo amichevole intervenuto nel frattempo: i due lieux-dits sono ormai giuridicamente riuniti in un unico climat. La denominazione d'origine «Richebourg ou Verroilles» diventa l'AOC Richebourg l'11 settembre 1936.
Undici domaines sullo stesso climat
Diversamente dalle vicine Romanée-Conti, La Romanée, La Tâche e La Grande Rue, Richebourg non è un monopole: è anzi il grand cru più suddiviso dell'alto pendio di Vosne. Nel censimento pubblicato da Monocépage nel 2021 la superficie era ripartita fra undici proprietari, fra cui il Domaine de la Romanée-Conti con 3,51 ha (2,57 ha nei Richebourgs e 0,94 ha nei Verroilles), il Domaine Leroy con 0,78 ha, Gros Frères et Sœurs con 0,69 ha, Anne-Françoise Gros e Anne Gros con 0,60 ha ciascuna, Thibault Liger-Belair con 0,55 ha. Poiché gli appezzamenti cambiano di mano, questa ripartizione va letta alla data del censimento.
Questa dispersione è una fortuna per l'appassionato: consente di confrontare, sotto lo stesso nome, interpretazioni di vinificazione molto diverse, dalla diraspatura ai grappoli interi, da affinamenti più o meno segnati dal legno agli appezzamenti alti o bassi. Laddove Romanée-Conti o La Tâche offrono una sola interpretazione possibile, Richebourg rimane un terreno di confronto ed è probabilmente il modo migliore per capire ciò che il climat apporta di proprio.
I vitigni di Richebourg
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