Un fazzoletto di terra a metà pendio
La Romanée-Conti occupa il cuore del versante di Vosne-Romanée, fra Richebourg a nord, La Romanée che la domina a ovest, La Grande Rue a sud e Romanée-Saint-Vivant più in basso. Bastano pochi gradini per accedervi dalla strada; l'appezzamento si raccoglie in un rettangolo di meno di due ettari, segnato da un basso muretto e da una croce di pietra diventata il soggetto più fotografato del vigneto borgognone.
Il climat è orientato a est, leggermente inclinato verso sud, fra 260 e 270 metri di altitudine, su una pendenza di circa il 7 %: un'inclinazione moderata, né la magra parte alta del pendio né la pesante parte bassa. Questa posizione mediana, esattamente nel punto giusto del versante, è la prima spiegazione razionale di una reputazione che di razionale non ha nulla.
Il terroir: marne a Ostrea acuminata e calcare argilloso
Il climat poggia su due sole formazioni, poche, e questo contribuisce alla sua omogeneità: le marne a Ostrea acuminata nella parte bassa e il calcare argilloso nella parte alta, la stessa sequenza che si ritrova sugli altri grands crus di Vosne, a eccezione della Romanée-Saint-Vivant. Queste marne del Bajociano superiore, ricche di piccole ostriche fossili, trattengono l'acqua e nutrono la vite; il calcare argilloso soprastante drena e impone vincoli.
I suoli stessi sono descritti come bruni calcarei, fortemente argillosi, per una sessantina di centimetri di spessore: abbastanza profondi da resistere alla siccità, abbastanza pietrosi da non saturarsi mai d'acqua. Nulla di eccezionale in assoluto: lo è invece la combinazione di questa pedologia, dell'esposizione e della posizione precisa sul pendio, su una superficie abbastanza piccola da essere perfettamente uniforme.
Clima ed esposizione
Il clima generale è quello della Côte de Nuits: temperato a lieve tendenza continentale, con inverni netti, primavere umide e soggette al gelo, estati calde interrotte da temporali. L'esposizione a levante, leggerissimamente rivolta a sud, dà al climat un pieno soleggiamento mattutino e una maturazione regolare del pinot noir.
Su un appezzamento di queste dimensioni, ogni incidente meteorologico si legge direttamente nei volumi. La produzione varia fortemente da un anno all'altro senza che si tratti di una catastrofe: 5 548 bottiglie nel 2002, contro 3 575 nel 2003. La conduzione del vigneto accentua questa variabilità: il domaine è passato ufficialmente all'agricoltura biologica nel 1985 e ha generalizzato la biodinamica nel 2007, dopo prove condotte dal 2002, con le perdite di vendemmia che ciò implica, perdite accettate.
Lo stile dei vini e l’invecchiamento
Il colore è rubino scuro, carminio con l'età. Il naso, ampio e vario, mescola piccoli frutti rossi e neri, violetta, spezie e sottobosco. Il palato è descritto come insieme potente e delicato, schietto, completo, di grande lunghezza. Il vino si serve fra 15 e 17 °C e si conserva fra venti e quarant'anni; accompagna classicamente selvaggina da pelo e da penna, volatili selvatici e vitello arrosto.
Va aggiunta un'evidenza che Jean-François Bazin formulava senza giri di parole: «Due terzi dei viticoltori di Vosne non hanno probabilmente mai bevuto in vita loro neppure una goccia di Romanée-Conti». Con circa 5 500 bottiglie all'anno per il mondo intero, questo vino è anzitutto una rarità statistica. Il domaine non lo vende del resto da solo: storicamente commercializzato in casse miste di dodici bottiglie, dal 2003 viene venduto in casse da tredici, una bottiglia di romanée-conti per dodici altri grands crus della casa.
Dal clos dei monaci al principe di Conti
Il luogo appartiene a lungo all'abbazia benedettina di Saint-Vincent de Vergy: un documento del 1512 menziona un vigneto detto «Aux Échanges», che avrebbe allora riunito i climats attuali della Romanée-Conti e di La Romanée. Alla fine del XVI secolo il Cloux des Cinq Journaux, otto ouvrées, ossia trentaquattro are, nucleo della futura Romanée-Conti, viene ceduto in enfiteusi a Claude Cousin, sergente generale di Digione. Passa nel 1621 a Jacques Venot, futuro sindaco di Digione, e poi nel 1631 alla famiglia de Croonenbourg, che lo terrà per quattro generazioni. Il nome «En la Romanée» compare nei conti fin dal 1651.
Il 18 luglio 1760 un discendente dei Croonenbourg vende La Romanée a Louis-François de Bourbon, principe di Conti, signore di Nuits e Argilly, uomo colto, collezionista e raffinato buongustaio. La transazione fa scalpore: 9 240 lire, quando il Clos de Bèze era stato venduto per 2 310 lire nel 1750, e l'acquirente riserva il vino alla propria tavola. Lo stesso anno gli viene aggiunta una fascia di Richebourg che costeggia il climat a nord; nel 1763 i Conti fanno ricostruire la Goillotte, antica dimora di caccia dei duchi di Borgogna, per installarvi torchi, tini e cantine. Il nome composto «Romanée-Conti» si imporrà paradossalmente dopo la Rivoluzione: figura per la prima volta nel rendiconto di entrate e uscite degli anni dal 1789 al 1793 destinato al direttorio del distretto di Digione.
Fillossera, 1945 e reimpianto
Venduta come bene nazionale nel dicembre 1794 a Nicolas Defer, passata nel 1819 agli Ouvrard, gli stessi del Clos de Vougeot, la Romanée-Conti viene acquistata il 25 novembre 1869 da Jacques-Marie Duvault-Blochet, négociant di Santenay allora ottantenne e antenato della famiglia de Villaine. Si trasmette poi mediante successioni e scambi all'interno della discendenza; nel 1942 Jacques Chambon cede la propria metà a Henri Leroy, négociant ad Auxey-Duresses. Da allora il monopole appartiene a due stirpi, de Villaine e Leroy, i cui rappresentanti si alternano nella cogestione del domaine.
Il fatto più singolare di questa storia è altrove. Mentre tutta l'Europa viticola si era ricostituita su portinnesti americani dopo la fillossera, i de Villaine vi si erano opposti per la Romanée-Conti e avevano mantenuto la vigna a piede franco, piantata «en foule», al prezzo di costosi trattamenti con solfuro di carbonio: l'etichetta del 1942 porta ancora fieramente la menzione «vigna originaria francese non ricostituita». In cattivo stato, la vigna viene infine estirpata nel 1945. L'appezzamento rimane due anni a riposo prima di essere ripiantato nel 1947-1948 con marze prelevate a La Tâche. Conseguenza diretta: nessun vino di Romanée-Conti è stato prodotto dal 1946 al 1951.
