Un piccolissimo perimetro all’estremità nord del Bâtard
Sul pendio del Montrachet i grands crus si organizzano a scala: Chevalier-Montrachet occupa il gradino alto tra 265 e 290 metri, Montrachet quello mediano tra 250 e 270, Bâtard-Montrachet quello basso tra 240 e 250. Bienvenues-Bâtard-Montrachet è il prolungamento nord del gradino basso, un rettangolo di 3,59 ettari in produzione separato dal Bâtard ed elevato a denominazione distinta.
La particolarità amministrativa è netta: a differenza di Montrachet e Bâtard, divisi in due dal confine comunale, Bienvenues si trova interamente su Puligny-Montrachet, come Chevalier-Montrachet. All’altra estremità del Bâtard, simmetricamente, Criots-Bâtard-Montrachet è interamente su Chassagne. Il pendio si legge quindi così: due crus condivisi al centro, due di Puligny a nord, uno di Chassagne a sud.
Il terroir: i suoli del Bâtard in un fazzoletto di terra
La descrizione geologica è quella del basso pendio: suoli bruni calcarei, spessi e argillosi, su roccia madre giurassica datata circa 175 milioni di anni, tra 240 e 250 metri di altitudine. Siamo lontani dai suoli sottili e pietrosi di Chevalier o dal sottile strato di terra del Montrachet: qui la terra è profonda, la riserva d’acqua più generosa, la vite meno vincolata.
Ciò che distingue Bienvenues dal grande vicino dipende quindi meno dalla natura del suolo che da sfumature di posizione e spessore, su una superficie minuscola in cui ogni filare conta. Gli operatori concordano nel trovarvi un po’ più di finezza e un po’ meno potenza grezza rispetto al Bâtard: la materia è la stessa, il tratto più fine. Su un cru di tre ettari e mezzo, pochi metri di differenza nella profondità del suolo o nella pendenza bastano a creare un’identità.
Clima: i vincoli del basso pendio
Il clima è quello della Côte de Beaune, temperato con lieve tendenza continentale: inverni freddi, primavere umide, estati calde e talvolta temporalesche. Lo chardonnay germoglia un po’ prima del pinot noir e rimane sensibile alle gelate primaverili: rischio più marcato in basso, dove l’aria fredda scorre e si accumula, che sui gradini superiori.
La posizione bassa è però calda in stagione: la maturazione è più regolare e avanzata rispetto all’alto versante e i suoli argillosi immagazzinano e restituiscono calore. In un cru di queste dimensioni la conduzione conta quanto il terroir: rese basse, circa 40 ettolitri per ettaro, scacchiatura, vendemmia verde e selezione alla raccolta impediscono alla ricchezza del suolo di trasformarsi in pesantezza del vino.
Lo stile dei vini: la finezza prima della forza
Il colore è oro dai riflessi minerali. Il naso mescola spezie, miele, frutta secca, felce e burro, in un registro comune a tutto il pendio, ma l’equilibrio al palato fa la fama del cru: armonioso, strutturato, untuoso e profondo, senza l’ampiezza talvolta dimostrativa del Bâtard. È un vino cesellato, la generosità del basso pendio riportata a una scala più delicata, più vicina allo stile di Puligny.
La vinificazione segue il canone borgognone: vendemmia manuale e selezionata, pressatura, decantazione statica, fermentazione alcolica tra 18 e 24 °C, malolattica in botte o vasca, affinamento sui lieviti con bâtonnage. Il vino richiede almeno dieci-quindici anni, di più nelle grandi annate. Si serve a 12-14 °C con astice, aragosta, pesce bianco in salsa, foie gras o pollame.
Un grand cru nato dal Bâtard
Il climat Bienvenues appartiene alla famiglia toponimica del Bâtard: questi nomi vicini — Chevalier, Pucelles, Bâtard — rimandano a una leggenda di successione signorile riportata da Marie-Hélène Landrieu-Lusigny nello studio dei lieux-dits borgognoni, secondo cui il signore di Puligny avrebbe diviso le terre tra primogenito, figlie e figlio illegittimo. La vicinanza del nome dice l’essenziale: Bienvenues è un pezzo del Bâtard che ha finito per ottenere un nome di denominazione proprio.
Il registro INAO collega il riconoscimento al decreto del 31 luglio 1937, pubblicato l’11 agosto seguente insieme ai quattro vicini; il disciplinare vigente deriva dal decreto n. 2011-1822 del 7 dicembre 2011. Le cinque denominazioni sono state peraltro riviste insieme, con una procedura nazionale d’opposizione nel dicembre 2010 simultanea sui disciplinari di Montrachet, Chevalier-Montrachet, Bâtard-Montrachet, Bienvenues-Bâtard-Montrachet e Criots-Bâtard-Montrachet.
Una rarità strutturale
Con 3,59 ettari in produzione e circa 172 ettolitri annui, Bienvenues-Bâtard-Montrachet è tra le denominazioni più piccole di Francia: circa 22 930 bottiglie annue, contro le 70 660 del vicino Bâtard. Soltanto Criots-Bâtard-Montrachet, all’altra estremità del pendio, produce meno.
La rarità è strutturale e non congiunturale: la zona delimitata, 3 ha 68 a 60 ca, non può estendersi e il frazionamento borgognone fa sì che ogni viticoltore ne possieda solo una quota. Ne risultano cuvée di poche pièces, con le differenze di stile prodotte da mani diverse sullo stesso terroir minuscolo. Come ovunque in Borgogna, la mappa dei proprietari evolve con successioni e affitti: ogni ripartizione parcellare vale soltanto alla data del rilevamento.
I vitigni di Bienvenues-Bâtard-Montrachet
I vini di Bienvenues-Bâtard-Montrachet su 1001caves
Schede dettagliate: la cuvée, la tenuta, la finestra di consumo e le bottiglie in vendita tra privati.
