Un vigneto di montagna
Riconosciuta nel 1942, la Clairette de Die occupa la valle della Drôme intorno a Die, a est della valle del Rodano, in un paesaggio già prealpino. L’altitudine, spesso superiore a trecento metri, e le notti fredde plasmano vini di grande freschezza.
La tradizione locale del vino frizzante è molto antica: Plinio il Vecchio menzionava già un vino dolce naturalmente effervescente presso i Voconces, popolo gallico della regione.
Il metodo ancestrale
È la particolarità della denominazione. Il vino viene imbottigliato prima della fine della fermentazione, che termina lentamente al freddo nella bottiglia: l’anidride carbonica prodotta rimane intrappolata e lo zucchero residuo proviene soltanto dall’uva. Nessun liqueur de tirage, nessun lievito aggiunto, a differenza del metodo tradizionale della Champagne.
Il risultato ha circa 7-9 gradi, uno zucchero naturale importante e una bollicina fine. Esiste anche una denominazione distinta, Crémant de Die, con metodo tradizionale: assembla obbligatoriamente clairette, aligoté e muscat nella stessa zona geografica.
L’uva nel bicchiere
La Clairette de Die metodo ancestrale profuma di uva fresca, fiori di sambuco, pesca bianca e agrumi. È dolce senza essere pesante, leggera in alcol e si beve molto fresca, tra 6 e 8 °C.
All’aperitivo, con una crostata di frutta o un dessert poco zuccherato. Non si conserva a lungo: è un vino di gioventù, da bere nei due anni successivi alla vendemmia.
