Tre lieux-dits in cima al pendio meridionale
Il climat del Musigny occupa il limite meridionale del territorio di Chambolle-Musigny, nella parte alta del versante, appena sopra il Clos de Vougeot, di cui domina direttamente il castello. Riunisce tre lieux-dits catastali: Les Musigny (5 ha 89 a 60 ca), Les Petits Musigny (4 ha 19 a 35 ca) e una porzione di La Combe d'Orveau (61 a 28 ca). L'insieme rappresenta poco più di dieci ettari e mezzo, di cui 10,11 ha dichiarati in rosso e 66 are in bianco.
Il climat si distribuisce fra 255 e 300 metri di altitudine, ossia circa 45 metri di dislivello, su una pendenza che passa dall'8 % in basso al 20 % in alto, esposta complessivamente a sud-est. Particolarità di questo settore: il versante è convesso, una forma inconsueta sulla Côte, probabilmente legata alla durezza della roccia del sottosuolo. La maggior parte degli appezzamenti si allunga dal basso verso l'alto del climat, così che ciascuno attraversa più o meno la stessa sequenza geologica, un'omogeneità rara in Borgogna.
Il terroir: il calcare di Comblanchien
Lo studio geologico alla scala 1/10 000 condotto nel 2013-2014 dalla geologa Françoise Vannier per l'ODG di Chambolle-Musigny ha precisato il sottosuolo del climat. Il calcare di Comblanchien costituisce il substrato di quasi due terzi della superficie: un calcare molto puro, compatto e massiccio, che si divide in blocchi tozzi e sul quale si forma soltanto un suolo poco spesso, ricco di pietrischi. Nella parte superiore dei Musigny una sottile fascia poggia sulle Marnes à Pholadomya lineata e un piccolo perimetro ovoidale di grèzes stratificate, colluvi crioclastici ereditati dai periodi freddi del Quaternario, si intercala sotto questa fascia marnosa.
Questa litologia distingue nettamente il Musigny dai Bonnes-Mares, l'altro grand cru del comune, situato all'estremità nord del pendio e poggiato principalmente sul calcare a entrochi. La combe Ambin, che divide il territorio in due, corrisponde a un'importante faglia che ha dislocato i comparti rocciosi sui due lati: i due grands crus non poggiano quindi sugli stessi strati, fatto spesso invocato per spiegare l'eleganza dell'uno e la potenza dell'altro. Lo stesso calcare di Comblanchien sostiene del resto i premiers crus più fini di Chambolle, a partire da Les Amoureuses. Nel 1967 la geografa Rolande Gadille aveva già rilevato, con il suo indice topopedologico, valori molto bassi, da 0,5 a 0,7, per il Musigny, associati ai vini distinti dal bouquet fine.
Clima ed esposizione
Il clima è temperato a lieve tendenza continentale, come su tutta la Côte: inverni netti, primavere esposte alle gelate, estati calde punteggiate da temporali. L'esposizione sud-est e la posizione nella parte alta del versante assicurano al Musigny un generoso soleggiamento mattutino e un drenaggio rapido; il suolo sottile sulla roccia dura limita la vigoria e concentra naturalmente le uve.
Questa magrezza ha un rovescio: le annate asciutte sono più impegnative e lo chardonnay del Musigny bianco, che germoglia un poco prima del pinot noir, è particolarmente esposto alle gelate primaverili. Il calendario delle vendemmie si è nettamente anticipato: gli archivi segnalano raccolte d'agosto sulla Côte de Nuits nel 1422 e un'annata 1865 molto precoce, poi si è dovuto attendere la canicola del 2003 per rivedere vendemmie a metà agosto.
Lo stile dei vini e l’invecchiamento
Il musigny rosso è reputato per un profumo avvincente dai toni di frutti rossi, un corpo denso e profondo senza pesantezza, tannini di notevole finezza e una consistenza avvolgente. Jules Lavalle annotava già nel 1855 che «i Musigny meritano di essere paragonati ai nostri più grandi». Questo profilo deve tanto al terroir quanto alle pratiche: i due principali produttori, Comte Georges de Vogüé e Jacques-Frédéric Mugnier, conducono estrazioni volutamente delicate, con follature parsimoniose, un orientamento preso dopo un periodo, intorno al 1990, in cui i vini erano più estratti e corrispondevano male alla reputazione di eleganza di Chambolle.
La conservazione si colloca fra quindici e trent'anni. Il bianco è invece uno chardonnay affinato sui lieviti con bâtonnage: un vino ampio, grasso, equilibrato da un'acidità conservata. Le uve rosse vengono raccolte a mano e selezionate, perlopiù diraspate, con un affinamento da dodici a ventiquattro mesi prima di chiarifica, filtrazione e imbottigliamento.
Musigny bianco, una particolarità interrotta e ripristinata
Il Musigny è l'unico grand cru della Côte de Nuits il cui disciplinare autorizza il bianco, mentre il decreto della denominazione comunale Chambolle-Musigny non lo ammette. L'appezzamento di chardonnay, 66 are, è coltivato dal Domaine du Comte Georges de Vogüé, unico produttore di questo vino. Nel XIX secolo la composizione varietale del climat avrebbe del resto contenuto dal 10 al 15 % di vitigni bianchi, cosa che potrebbe aver contribuito all'immagine di eleganza legata ai vini di Chambolle.
La storia recente di questo bianco è quella di una lunga pazienza. Il reimpianto dell'appezzamento è iniziato nel 1986 ed è proseguito nel 1987, 1991 e 1997; l'ultima estirpazione ha fatto scendere l'età media delle vigne sotto quella che il domaine riteneva degna di un grand cru. L'annata 1993 è stata quindi l'ultimo Musigny bianco e dal 1994 il vino, pur provenendo al 100 % dal Musigny, è stato commercializzato come semplice Bourgogne bianco. Si è dovuto attendere l'annata 2015, annunciata all'inizio del 2017, perché il domaine gli restituisse l'etichetta di grand cru, dopo un'eclissi di oltre vent'anni.
Storia, frazionamento e proprietari
I lieux-dits del Musigny non sarebbero mai stati racchiusi da mura, diversamente dai vicini cistercensi. Il climat ha dato il nome al villaggio nel 1882, quando Chambolle è diventata Chambolle-Musigny, un uso corrente sulla Côte nel XIX secolo. Il perimetro è leggermente cambiato nel XX secolo: una porzione di 0,62 ha del climat La Combe d'Orveau gli è stata annessa nel 1929 e poi un'altra di 0,16 ha nel 1989. L'appellation d'origine contrôlée è stata creata nel 1936.
La frammentazione qui è moderata per la Borgogna, con una netta predominanza di un domaine. Nel censimento pubblicato da Monocépage, rivisto nel dicembre 2022, il Domaine Comte Georges de Vogüé deteneva 7,12 ha, circa il 65 % della superficie, compresa l'integralità del lieu-dit Les Petits Musigny in monopole. Seguivano Jacques-Frédéric Mugnier (1,13 ha), Jacques Prieur (0,77 ha, principalmente su La Combe d'Orveau), Joseph Drouhin (0,67 ha), Leroy (0,27 ha), La Vougeraie (0,21 ha), Louis Jadot (0,17 ha), Drouhin-Laroze (0,12 ha), Georges Roumier (0,10 ha) e Faiveley. Poiché gli appezzamenti cambiano di mano, questa ripartizione vale soltanto alla sua data.
