La collina e la sua cappella
Hermitage è interamente racchiuso sulla collina che domina Tain-l’Hermitage, sulla riva sinistra del Rodano. Circa centotrentacinque ettari, sormontati da una cappella che ha dato il nome al luogo e la sagoma all’etichetta più celebre della denominazione. La leggenda vi colloca un cavaliere ritiratosi dal mondo nel XIII secolo, da cui l’eremo.
Riconosciuta nel 1937, è una delle denominazioni di più antica fama in Francia: già nel XVIII secolo gli hermitage venivano esportati in Inghilterra e Russia; nel XIX servivano anche a rinforzare alcuni bordeaux, una pratica allora corrente e dichiarata, indicata con il termine vino «hermitagé».
Un granito che guarda a sud
La collina è uno sperone del Massiccio Centrale rimasto sulla riva sinistra, aggirato dal Rodano. L’esposizione a sud, rara in una valle orientata da nord a sud, le procura un soleggiamento eccezionale e un riparo dal mistral.
Il suolo non è uniforme: granito molto accidentato a ovest, sui Bessards, dove nascono i vini più tannici; suolo calcareo e siliceo, ricoperto di ciottoli levigati, sul Méal; terra più fertile, derivata dal dilavamento, ai Greffieux; argilla nei settori dei Murets e dei Dionniers, a est, dove nascono soprattutto i bianchi. Le grandi cuvée assemblano tradizionalmente questi lieux-dits, ciascuno con il proprio apporto.
Vini costruiti per durare
Il rosso di Hermitage è massiccio in gioventù: colore denso, tannini serrati, aromi di ribes nero, liquirizia e cuoio, spesso chiusi per anni. Occorre pazienza, almeno dieci anni in una buona annata, e la ricompensa è una longevità che supera quella della maggior parte dei vini francesi.
Il bianco, meno noto, non gli è inferiore: ampio, ceroso, con note di biancospino, nocciola e miele, attraversa anch’esso i decenni. Si servono rispettivamente intorno ai 17 °C e ai 12 °C, decantando i rossi giovani.
I vitigni di Hermitage
I vini di Hermitage su 1001caves
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