Una minuscola denominazione all’ombra di un clos celebre
Il comune di Vougeot, nella Côte de Nuits, deve il nome alla Vouge, il fiume che lo attraversa. Vi coesistono due denominazioni e la confusione è frequente: l’AOC comunale vougeot, oggetto di questa scheda, e l’AOC grand cru clos-vougeot, che non ne è un premier cru ma una denominazione a sé. La prima conta soltanto 11,99 ettari in rosso e 3,87 in bianco; la seconda si estende su 50 ettari, 96 are e 54 centiare, il più vasto grand cru della Côte de Nuits.
La produzione della denominazione comunale è proporzionata: 405 ettolitri di rosso in media, di cui 315 in premier cru, e 162 ettolitri di bianco, di cui 124 in premier cru. In altre parole la maggioranza di ciò che si produce con il nome vougeot è classificata premier cru, una configurazione inversa a quella della maggior parte dei paesi della Côte, dove dominano largamente le superfici comunali.
Il terroir: la cuesta della Côte de Nuits e il pendio della Vouge
Vougeot appartiene al margine a cuesta che segna il limite occidentale della pianura della Saône, lungo una rete di faglie orientate sud-sud-ovest/nord-nord-est. Gli strati risalgono al Mesozoico, soprattutto al Giurassico: dall’alto in basso, calcari oolitici bianchi del Bathoniano medio, detti «pierre de Comblanchien», che formano la sommità della Côte; calcari del Bathoniano inferiore, la «pierre de Prémeaux»; marne del Bajociano superiore a Ostrea acuminata, piccole ostriche fossili; poi calcari a entrochi del Bajociano, su cui poggia la parte alta del Clos de Vougeot.
I suoli superficiali sono formati da detriti calcarei scesi dall’alto della Côte, limi rossi depositati nelle epoche glaciali, alterazione degli strati sottostanti e terra riportata dall’uomo. Il pendio della Vouge scende dolcemente a levante. Nel clos il contrasto è netto e ben documentato: ghiaioso e pietroso in alto, più argilloso in basso, ma ovunque filtrante, con suoli che si asciugano rapidamente dopo la pioggia. I climats della denominazione comunale si distribuiscono intorno al clos che occupa il cuore del pendio: soltanto quattro — Clos de la Perrière, Le Clos Blanc, Les Crâs e Les Petits Vougeots — portano la menzione premier cru.
Clima: temperato con lieve tendenza continentale
Il clima è temperato con una lieve sfumatura continentale, piogge distribuite durante l’anno, inverni marcati ed estati calde punteggiate da temporali. L’esposizione a levante e la pendenza fanno il resto: il sole mattutino riscalda i filari e l’eccellente drenaggio limita gli eccessi d’acqua, due condizioni decisive per un pinot noir sensibile alla muffa grigia.
Come ovunque nella Côte-d’Or, il calendario si è spostato. Già nel 1422 gli archivi segnalano vendemmie in agosto sulla Côte de Nuits; l’annata 1865 fu insieme molto precoce e ricchissima di zucchero. L’ondata di caldo del 2003 ha visto alcune tenute vendemmiare a metà agosto, un mese prima del ritmo abituale.
Lo stile dei vini: rosso di pinot, bianco di chardonnay
I rossi derivano esclusivamente dal pinot noir, vitigno dai piccoli grappoli densi e dagli acini ovoidali blu scuro, delicato e sensibile alla peronospora come alla muffa grigia. Accumula facilmente zuccheri per un’acidità media e dà vini colorati, ricchi, moderatamente tannici e di buona conservazione. L’affinamento dura classicamente da dodici a ventiquattro mesi prima di chiarifica, filtrazione e imbottigliamento.
I bianchi, rari in questa parte della Borgogna, vengono dallo chardonnay, che germoglia un po’ prima del pinot noir ed è quindi esposto alle gelate primaverili. Raggiunge buoni livelli zuccherini conservando acidità, dando vini equilibrati, ampi e grassi, affinati sui lieviti con bâtonnage. La produzione di bianco a Vougeot è tutt’altro che marginale: rappresenta circa un quarto della superficie della denominazione, contro pochi punti percentuali nella maggior parte delle vicine.
Il Clos de Vougeot: un’AOC grand cru distinta
Occorre ribadire la distinzione, perché in etichetta cambia tutto. Il clos-vougeot è un grand cru autonomo, riconosciuto come AOC nel 1937, un anno dopo la denominazione comunale vougeot. La storia è cistercense: l’abbazia di Cîteaux riceve terre sulle rive della Vouge già nel 1100, fa piantare il clos a pinot noir dal 1111 e il nome compare in una bolla di papa Alessandro III nel 1164. I monaci lo circondano di mura intorno al 1330, poi lo suddividono in tre climats sotto Clemente VI per selezionare la «cuvée du pape», accanto alla «cuvée du roi» e alla «cuvée des moines». L’attuale castello è costruito nel 1551 da dom Jean XI Loisier; dal 1944 appartiene alla Confrérie des Chevaliers du Tastevin.
Confiscato durante la Rivoluzione, il clos passa al banchiere Ouvrard nel 1818, poi viene venduto nel 1889 a quindici négociants di Beaune, Dijon e Nuits-Saint-Georges: comincia il frazionamento. Oggi ogni anno nascono oltre ottanta clos-vougeot diversi, su parcelle da 2,5 ettari a 21 are, con una resa di circa 35 hl/ha. I geologi del BRGM hanno mostrato che il frazionamento non ha cancellato il terroir: il vino rimane «sistematicamente più fine e delicato nelle parti elevate e più pesante in basso sul pendio». Le terre migliori sono quelle alte, magre e pietrose intorno al castello, dal Petit Maupertuis a sud alle Montiottes Hautes a nord.
