Una classificazione dei terroir
Il primo grand cru alsaziano, lo Schlossberg, è stato riconosciuto nel 1975; la lista si è poi ampliata fino a contare cinquantuno lieux-dits. Dal 2011 ciascuno costituisce giuridicamente una denominazione d’origine controllata autonoma, con un proprio disciplinare.
Il principio differisce radicalmente da Bordeaux: si classificano parcelle, non châteaux, come in Borgogna. Un produttore è grand cru soltanto per i filari situati entro il perimetro.
Regole più rigorose
Le rese sono ridotte, la ricchezza minima del mosto innalzata e sono ammessi soltanto quattro vitigni — riesling, gewurztraminer, pinot gris e muscat — con eccezioni storiche come il sylvaner allo Zotzenberg o il pinot noir recentemente ammesso in tre crus.
L’annata deve obbligatoriamente figurare sull’etichetta, insieme al nome del lieu-dit. Il vitigno vi è quasi sempre menzionato, salvo rari assemblaggi autorizzati in via eccezionale, come al Kaefferkopf, dove un vino di gewurztraminer, riesling e pinot gris può essere rivendicato senza menzione di un singolo vitigno.
Terroir dal carattere marcato
Il Rangen de Thann, su roccia vulcanica, lo Schlossberg granitico di Kientzheim, il Kirchberg calcareo di Barr, il Brand di Turckheim: ogni cru ha la sua firma e un riesling del Rangen non somiglia a nessun altro.
Sono vini da invecchiamento, spesso chiusi in gioventù, che acquistano complessità per uno o due decenni. Servire intorno agli 11-12 °C, con una cucina elaborata più che all’aperitivo.
I vitigni di Alsace Grand Cru
I vini di Alsace Grand Cru su 1001caves
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