Il vigneto più a nord
Il vigneto della Champagne si estende su circa trecentoventi comuni, principalmente nella Marne e nell’Aube. A questa latitudine la vite è al limite della maturazione: le uve conservano un’acidità elevata, che altrove sarebbe un difetto e qui diventa la materia prima dell’effervescenza.
La denominazione è stata delimitata all’inizio del XX secolo, al termine di conflitti talvolta violenti tra la Marne e l’Aube. La sua tutela giuridica è oggi una delle più strenuamente difese al mondo.
La craie
Il sottosuolo della Champagne è un vasto banco di craie, calcare formato da scheletri di microrganismi marini. Questa roccia porosa trattiene l’acqua e la restituisce lentamente alla vite d’estate, drenando al contempo gli eccessi. Immagazzina anche il calore e regola la temperatura delle cantine scavate direttamente nella roccia.
La Côte des Blancs, interamente su craie, è il territorio dello chardonnay; la Montagne de Reims, dai suoli più argillosi, quello del pinot noir; la Vallée de la Marne, dalle marne più pesanti, quello del meunier.
Il metodo e l’assemblaggio
Il vino base, fermo e acido, viene imbottigliato con un liqueur de tirage che innesca una seconda fermentazione: il gas prodotto rimane intrappolato. Segue un invecchiamento in bottiglia di almeno quindici mesi, di cui almeno dodici sui lieviti, per un brut non millesimato; almeno tre anni per un millesimato, prima di sboccatura e dosaggio.
L’assemblaggio è l’altro pilastro: la maggior parte degli champagne mescola più vitigni, più crus e più annate per riprodurre lo stile della maison indipendentemente dall’annata. Servire tra 8 e 10 °C: troppo freddo, la bollicina si chiude e gli aromi scompaiono.
I vitigni di Champagne
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