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Borgogna · Côte de Beaune · Bianco secco e rosso

Chassagne-Montrachet — terroir, suoli e vitigni

Chassagne-Montrachet è il paese che ha cambiato colore. A lungo piantato soprattutto a pinot noir, è diventato uno dei grandi luoghi mondiali dello chardonnay: il BIVB vi censisce oggi 188 ettari di bianco contro 127 di rosso. Cinquantasette climats sono classificati premiers crus e tre grands crus, tra cui Montrachet, ne accompagnano il nome dal 1879.

Nel sud della Côte de Beaune, tra Puligny e Santenay

La denominazione copre la maggior parte del comune di Chassagne-Montrachet, nella Côte-d’Or, e una piccola parte del vicino Remigny, nella Saône-et-Loire, presso Chagny. Si inserisce lungo la Côte de Beaune tra le vigne di Puligny-Montrachet a nord e quelle di Santenay a sud, con Saint-Aubin arretrato nella valle che risale a ovest.

La zona di produzione si distribuisce tra 220 e 325 metri di altitudine su suoli argilloso-calcarei, più o meno pietrosi o marnosi secondo la posizione sul versante. Il clima è temperato con una lieve tendenza continentale, con il doppio rischio borgognone: gelate primaverili su uno chardonnay che germoglia presto e temporali estivi. L’ondata di caldo del 2003 aveva fatto iniziare la vendemmia a metà agosto in alcune tenute, un mese in anticipo: una precocità che gli archivi non registravano più dal 1422 e dal 1865.

Il terroir: l’oolite bianca del Bathoniano

Il nome dei geologi rende omaggio al paese: i «calcaires de Chassagne», un’oolite bianca del Bathoniano inferiore, formano la roccia madre della parte bassa del pendio e proseguono a nord sotto l’allineamento del Montrachet, delle Pucelles e di Clavoillon, a Puligny. Più sopra, la successione risale il tempo geologico: marne grigio chiaro del Bathoniano medio, poi calcare compatto dolomitico del Bathoniano superiore che forma la sporgenza nuda del Mont-Rachet, un horst incastrato tra due faglie.

Questa architettura spiega la dualità di Chassagne. I suoli più pietrosi e calcarei, nella parte alta del versante e nel settore detto «la Montagne», si adattano allo chardonnay; quelli più marnosi, profondi e bruni del basso pendio hanno a lungo ospitato il pinot noir. È proprio perché il comune possiede entrambe le famiglie di suoli che ha potuto, in una generazione, riorientare i vitigni senza rinunciare alla propria reputazione.

Il passaggio dal rosso al bianco

È la storia viticola più spettacolare della Côte de Beaune. Per secoli Chassagne fu un paese di rossi: il pinot noir occupava la parte essenziale del vigneto e lo chardonnay rimaneva l’eccezione, a partire dai grands crus in alto sul pendio.

Il rapporto si è invertito. I dati del BIVB indicano oggi 188 ettari in bianco contro 127 in rosso e la differenza di produzione è ancora più netta: 9 125 ettolitri di bianco contro 5 860 di rosso, con i premiers crus bianchi che da soli pesano 5 720 ettolitri. Il mercato ha fatto il resto: il chassagne bianco è salito al livello dei vicini di Puligny e Meursault, mentre il chassagne rosso, diventato raro, è rimasto uno dei migliori affari della Côte per chi cerca un pinot noir di carattere.

Lo stile dei vini

Il chassagne-montrachet bianco ha un colore dorato dai riflessi verdi. Il naso mescola acacia e biancospino, caprifoglio e verbena, nocciola, con una nota minerale di selce; il sorso è opulento, morbido e intenso, più ampio e carnoso rispetto alla tensione del vicino puligny. Vinificato secondo il canone borgognone — pressatura, decantazione statica, fermentazione e affinamento sui lieviti in pièce con bâtonnage — si serve tra 12 e 14 °C e accompagna carni bianche, salmone, aragosta e astice.

Il rosso ha invece brillantezza: colore vivo dai riflessi violacei, aromi di amarena, ribes rosso, lampone e fragolina di bosco ravvivati dalle spezie, sorso corposo, concentrato, piuttosto tannico e complesso. Affinato da dodici a ventiquattro mesi, si serve tra 14 e 17 °C con agnello alla griglia o arrosto, maiale o selvaggina da piuma. È uno dei rari paesi della Côte de Beaune in cui i due colori giocano ancora con proporzioni comparabili.

Storia: da Cassaneas a Chassagne-Montrachet

Il paese compare già nell’886 nel cartulario dell’abbazia di Saint-Seine come Cassaneas o Cassania, nome dall’origine ancora discussa: piccola casa, proprietà di un Cassius o luogo piantato a querce. I monaci cluniacensi vi fondano il priorato di Morgeot, l’abbazia benedettina Saint-Jean-le-Grand di Autun possiede il Clos Saint-Jean e l’abbazia cistercense di Maizières tiene una grangia a Morgeot fino alla fine del XVI secolo. Nel 1476, dopo che il suo signore aveva abbracciato la causa di Marie de Bourgogne, il paese viene incendiato dalle truppe di Luigi XI.

Come aveva fatto Puligny l’anno prima, Chassagne-le-Haut ottiene nel 1879 l’autorizzazione ad aggiungere al proprio nome quello del climat più prestigioso e diventa Chassagne-Montrachet. «Montrachet» deriva da «Mont Rachaz», in ricordo dell’affioramento roccioso vicino, un rilievo nudo su cui non cresce nulla. La denominazione comunale è riconosciuta dai decreti fondatori del 1937 e conta oggi cinquantasette premiers crus, tra cui Morgeot, Les Caillerets, Les Ruchottes, La Maltroie e il Clos Saint-Jean.

I vitigni di Chassagne-Montrachet

Chardonnay →vitigno ormai maggioritario — bianchi opulenti, floreali e minerali
Pinot noir →unico vitigno dei rossi — il passato del paese, ancora un terzo del vigneto

I vini di Chassagne-Montrachet su 1001caves

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Cru e tenute emblematiche

Grand cru Criots-Bâtard-Montrachet1er cru Morgeot1er cru Cailleret1er cru Les Grandes Ruchottes1er cru La Maltroie1er cru Clos Saint-Jean1er cru Les Chenevottes1er cru En RemillyDomaine Ramonet, Domaine Jean-Noël Gagnard, Domaine Bernard Moreau et Fils, Château de la Maltroye
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Fonti: Wikipédia — Chassagne-montrachet (AOC) · Wikipédia — Puligny-montrachet (AOC) (géologie du coteau)