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Borgogna · Côte de Beaune · Rosso e bianco

Savigny-lès-Beaune — terroir, suoli e vitigni

Tra la montagna di Corton e Beaune, la Côte si apre: un piccolo fiume, il Rhoin, ha scavato una valle e le alture arretrano sui due lati. Savigny-lès-Beaune nasce da questa incisione. Con 354 ettari e ventidue climats classificati premiers crus, è una delle più vaste denominazioni comunali della Côte de Beaune e l’unica dove due versanti opposti danno, sotto la stessa etichetta, stili nettamente diversi.

Una valle nella Côte: il Rhoin

Savigny-lès-Beaune si trova nella Côte-d’Or tra la montagna di Corton a nord e Beaune a sud, a due passi dall’autostrada A6. La particolarità è topografica: qui le alture della Côte arretrano sui due lati del Rhoin, piccolo fiume che scende dalle Hautes-Côtes e sbocca in pianura. La valle allarga bruscamente il vigneto, che smette di essere una semplice fascia orientata a est per occupare due pendii contrapposti.

Il risultato è una delle maggiori denominazioni comunali della Côte de Beaune: 354 ettari, contro 122 ad Aloxe-Corton o 158 a Pernand-Vergelesses. L’ampiezza e la diversità delle esposizioni spiegano una gamma di vini molto vasta e prezzi rimasti tra i più ragionevoli del settore, nonostante ventidue premiers crus.

Il terroir: due versanti, due suoli

Il lato nord della valle, quello verso Pernand-Vergelesses, è fatto di suoli ghiaiosi esposti a sud. Su questa riva la geologia prolunga quella della montagna di Corton: stessi strati giurassici, stessi detriti calcarei scesi dalle alture. I suoli sono leggeri, filtranti, spesso magri: un terroir di finezza e profumo più che di potenza, con i climats Vergelesses, Lavières, Aux Guettes o Aux Serpentières.

Il versante opposto, rivolto verso Beaune, presenta scendendo suoli calcarei più argillosi, pietrosi, dal caratteristico colore bruno-rosso. Questa materia più ricca e la tinta ferruginosa danno vini di altra tempra: più densi, tannici e lenti ad aprirsi. Qui si trovano Les Marconnets, La Dominode, Les Jarrons, Les Narbantons o Les Peuillets. È una delle dimostrazioni più leggibili del principio borgognone: da un vino all’altro non cambia il vitigno, ma il suolo e l’esposizione.

Clima ed esposizione: il gioco delle due rive

Il clima è temperato con lieve tendenza continentale, quello di tutta la Côte-d’Or: piogge distribuite durante l’anno, inverni marcati, estati calde e talvolta temporalesche. Segno della posizione centrale del paese, la stazione meteorologica di Savigny-lès-Beaune a 275 metri serve da riferimento ai comuni vicini del settore Corton. Come ovunque nella regione il ciclo si è anticipato: nel 2003 alcune tenute hanno vendemmiato a metà agosto, fatto mai visto dal 1422 e dal 1865 secondo gli archivi.

L’esposizione non è omogenea: è anzi l’identità della denominazione. Una riva a sud pieno, calda, su ghiaie leggere; quella di fronte più fresca, su suoli argilloso-calcarei. Due maturità, due velocità di maturazione, due profili tannici. Molte tenute assemblano parcelle delle due rive per il village, ottenendo l’equilibrio tra frutto e struttura tipico del savigny; altre puntano invece su un singolo versante in premier cru, con una differenza di stile sorprendente.

Lo stile dei vini: «nutrienti e teologici»

Il savigny rosso ha colore ciliegia profondo, naso di piccoli frutti rossi e neri — lampone, ciliegia, ribes nero — ravvivato da una nota floreale di violetta. Il sorso è corposo e tannico, ma rotondo ed equilibrato, potente senza pesantezza. Si serve a 14-16 °C e si conserva da cinque a dieci anni. A tavola è di rara versatilità: pollame arrosto, foie gras scottato, manzo, tomme, Mont d’Or, époisses o chaource.

Il bianco, più raro — 1 981 ettolitri contro 12 351 di rosso —, ha colore oro dai riflessi smeraldo e naso floreale, burroso e di brioche, punteggiato da limone e pompelmo. Il sorso è vivace e schietto, ma anche grasso e carnoso. Si serve a 11-13 °C, si conserva da quattro a otto anni e accompagna pesci d’acqua dolce in salsa bianca, uova strapazzate o formaggi caprini e a pasta pressata.

Ventidue premiers crus da una riva all’altra

Il disciplinare classifica ventidue climats premier cru: Les Charnières, Les Talmettes, Les Vergelesses, Bataillières, Basses Vergelesses, Aux Fourneaux, Champs Chevrey, Les Lavières, Aux Gravains, Petits Godeaux, Aux Serpentières, Aux Clous, Aux Guettes, Les Rouvrettes, Les Narbantons, Les Peuillets, Les Marconnets, La Dominode, Les Jarrons, Les Hauts Jarrons, Redrescul e Les Hauts Marconnets. Pesano molto nella produzione: 4 965 ettolitri sui 12 351 hl di rosso e 497 hl su 1 981 in bianco.

La distribuzione disegna esattamente la doppia geografia comunale. Sul lato Pernand-Vergelesses — Les Vergelesses, Basses Vergelesses, Les Lavières, Aux Serpentières, Aux Guettes — si cercano finezza e profumo. Sul lato Beaune — Les Marconnets, La Dominode, Les Jarrons, Les Narbantons — si trovano struttura e capacità di invecchiamento. La Dominode, parte dei Jarrons, e Les Marconnets, proprio al confine con Beaune, sono tra i più ricercati.

Una vecchia terra viticola, culla della potatura Guyot

Savigny ha una lunga storia viticola. Il comune è appartenuto a turno al dominio ducale, alle abbazie vicine e ai cavalieri di Malta e l’importante castello del XIV secolo testimonia queste antiche ambizioni. Il vino del paese avrebbe avuto la preferenza del Santo Padre: se ne consumava molto in Vaticano. La tradizione racconta che in un passato remotissimo gli abitanti celebrassero Dioniso con grandi feste.

Il contributo più concreto del paese alla viticoltura è tecnico. Alcuni viticoltori di Savigny furono tra i primi a piantare ceppi in file regolari e a ripensare la delicata operazione della potatura, dando origine al sistema che porta il nome del suo inventore, Guyot, oggi praticato in tutta la Borgogna. La denominazione è stata riconosciuta nel 1937 e nel 1960 l’Association technique viticole de Bourgogne vi ha condotto sperimentazioni sui vitigni. Un paese di viticoltori, dunque, più che una vetrina.

I vitigni di Savigny-lès-Beaune

Pinot noir →vitigno unico dei rossi, che rappresentano la grande maggioranza della produzione (12 351 hl annui, circa 2,3 milioni di bottiglie)
Chardonnay →vitigno unico dei bianchi — produzione più limitata (1 981 hl, circa 330 000 bottiglie annue)

I vini di Savigny-lès-Beaune su 1001caves

Schede dettagliate: la cuvée, la tenuta, la finestra di consumo e le bottiglie in vendita tra privati.

Domaine des Hospices de Beaune - Savigny-lès-Beaune Premier Cru Cuvée Arthur Girard 20171er Cru · Savigny-lès-Beaune 1er Cru→Domaine Patrick Pestre - Premier Cru Aux Serpentières 20221er Cru · Savigny-lès-Beaune Premier Cru→Hospices de Beaune - Savigny-lès-Beaune Premier Cru Cuvée Fouquerand 20191er Cru · Savigny-lès-Beaune Premier Cru→Domaine des Hospices de Beaune - Hospices de Beaune Savigny-lès-Beaune Premier Cru Cuvée Fouquerand 20201er Cru · Savigny-lès-Beaune Premier Cru→Domaine des Hospices de Beaune - Hospices de Beaune Savigny-lès-Beaune Premier Cru - Les Vergelesses Cuvée Forneret 20211er Cru · Savigny-lès-Beaune Premier Cru→Vigne de l'Hôpital de Dijon - Cuvée de l'Ingénieur Henri Darcy 2020Savigny-lès-Beaune→

Cru e tenute emblematiche

Savigny-lès-Beaune 1er cru La DominodeSavigny-lès-Beaune 1er cru Les MarconnetsSavigny-lès-Beaune 1er cru Les VergelessesSavigny-lès-Beaune 1er cru Les LavièresSavigny-lès-Beaune 1er cru Aux SerpentièresSavigny-lès-Beaune 1er cru Les NarbantonsSavigny-lès-Beaune 1er cru Aux Guettes
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Fonti: Wikipédia — Savigny-lès-beaune (AOC) · Wikipédia — Pernand-vergelesses (AOC)