Al confine tra Côte de Beaune e Côte chalonnaise
Rully occupa un solo comune della Saône-et-Loire, circa quindici chilometri a nord-ovest di Chalon-sur-Saône e quattro a sud di Chagny. Con Bouzeron è la denominazione più settentrionale della Côte chalonnaise: si lasciano appena Santenay e Maranges e si entra già nel suo territorio. Il castello di Rully, costruito nei secoli XIV e XVI, domina un vigneto descritto «a forma di fagiolo», distribuito su circa 340 ettari.
Qui la Côte chalonnaise non ha più nulla della linea continua della Côte d’Or. È discontinua, frammentata da valli trasversali, con pendii orientati variamente e altitudini globalmente maggiori. Non vi è mai stato riconosciuto Grand Cru: per l’appassionato più che un verdetto qualitativo è un’opportunità, perché a Rully il rapporto qualità-prezzo rimane uno dei migliori argomenti della Borgogna.
Il terroir: argilloso-calcareo sugli strati giurassici
I suoli di Rully sono prevalentemente argilloso-calcarei, su un rilievo da mediamente a poco scosceso secondo i luoghi, molto più dolce della forte pendenza della vicina valle di Bouzeron. Questa relativa dolcezza spiega in parte la generosità dei vini: gli chardonnay trovano risorse per costruire grassezza e volume, mentre i pendii più ripidi della Côte chalonnaise danno vini più tesi.
Il nord della Côte chalonnaise permette di leggere, in pochi chilometri, una bella sezione del Giurassico borgognone: i calcari dell’Oxfordiano (facies rauraciana, oolitici e ghiaiosi) coronano, a contatto con incidenti tettonici, la Dalle nacrée del Calloviano e poi gli spessi strati del Bathoniano superiore, con banchi di marne intercalati che affiorano ai margini del pendio. Le alternanze di calcari duri e marne argillose, più o meno pietrose secondo la posizione, spiegano perché a Rully bianco e rosso si dividano la Côte quasi parcella per parcella.
Clima: continentalità, bise e gelate primaverili
Il clima è temperato con lieve tendenza continentale: inverni freddi, estati calde, forte escursione tra le stagioni. Le precipitazioni sono irregolari, maggio è il mese più piovoso e la bise soffia parte dell’anno. Le gelate tardive rimangono globalmente poco frequenti, anche se alcuni lieux-dits sono noti per il gelo; le grandinate possono invece colpire duramente, come nel luglio 2011, quando il vigneto fu in parte devastato.
A Rully lo chardonnay germoglia un po’ prima del pinot noir, esponendosi maggiormente alle gelate primaverili. Entrambi maturano in prima epoca. Lo chardonnay raggiunge qui elevati tenori zuccherini conservando acidità importante: proprio il profilo che dà bianchi equilibrati, potenti e ampi e che storicamente ha fatto il valore dei vini base di Rully per l’effervescenza.
La culla del metodo tradizionale in Borgogna
Rully è tra le culle del crémant de Bourgogne, con Nuits-Saint-Georges e Tonnerre. Nel XIX secolo esplode il gusto del pubblico per il vino effervescente e il paese, già noto per bianchi e rossi, importa il sapere della Champagne. Nel 1822 Fortuné Joseph Petiot-Groffier, sindaco di Chalon-sur-Saône e proprietario di vigne a Rully, fa venire un giovane diciottenne della Champagne, François Basile Hubert. Il vino di Rully si rivela molto adatto alla presa di spuma e i primi tentativi riescono.
Dal 1826 i fratelli Petiot commercializzano il vino come «Fleur de Champagne Qualité Supérieure», dicitura poi vietata. Nel 1830 François Basile Hubert si rende indipendente e fonda a Rully la prima maison specializzata in vini effervescenti di Borgogna. Il paese rimane una capitale della bollicina borgognona: vi hanno ancora sede diverse grandi maisons di crémant. Dal 1975 «crémant» è riservato agli effervescenti AOC diversi dallo champagne, obbligatoriamente prodotti con metodo tradizionale.
Lo stile dei vini: due colori, due piaceri
I bianchi, maggioritari, aprono su naso di acacia e caprifoglio. Sono piuttosto corposi, rotondi e carezzevoli, spesso affinati sui lieviti con bâtonnage, che accentua la grassezza. Si servono a 9-12 °C con pesci, crostacei caldi, pollame o formaggi a pasta cotta e fanno anche ottimi aperitivi. Si bevono da due a otto anni.
I rossi, esclusivamente di pinot noir, sono carnosi, con sfumature fruttate e animali e tannini moderati. Affinati dodici-ventiquattro mesi in botte o vasca, si servono a 14-17 °C e si conservano volentieri tre-sei anni, di più per i Premiers Crus. Richiedono pollame arrosto o in salsa e frattaglie — fegato, animelle, rognoni. In volume la denominazione produce circa il doppio di bianco rispetto al rosso, con una quota notevole in Premier Cru.
Storia e Premiers Crus
I Romani introdussero la vite a Rully; l’abbazia di Cluny, fondata nel 909, strutturò poi il vigneto della Côte chalonnaise. Nel 1347 una pestilenza spinge gli abitanti a ricostruire il paese ai piedi delle colline, vicino alle vigne. Nel 1629 gli scabini di Chalon offrono ventidue feuillettes di vino di Rully a Luigi XIII di passaggio. Il XIX secolo è brutale: piralide, oidio, peronospora e poi fillossera. Rully conta ancora 600 ettari nel 1895; nel 1945, dopo fillossera e due guerre mondiali, ne restano 90. La denominazione era stata creata nel 1939.
Il vigneto si è ricostruito e conta oggi ventitré climats Premier Cru. Tra i più rinomati: Les Grésigny, Rabourcé, Raclot, Les Margotés, Les Cloux, Le Meix Cadot, Vauvry, Les Préaux, Molesme, Marissou, Pillot, Les Montpalais, La Pucelle, La Bressande, Clos Saint-Jacques o Agneux. Anche i climats villages portano bei nomi: La Bergerie, Les Crays, La Chaume, Varot, Chaponnière. Il paese ha ricevuto due volte la Saint-Vincent tournante, nel 1971 e nel 1998.
I vitigni di Rully
I vini di Rully su 1001caves
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