Tra Beaune e Volnay, un paese allo sbocco della valle
Pommard occupa il versante che segue quello di Beaune scendendo la Côte a sud: vigneto di Beaune a nord, Volnay a sud, poi Meursault oltre. Il paese si è insediato allo sbocco di una valle che incide la Côte e il vigneto si distribuisce sui due lati dell’incisione, su entrambi i versanti, moltiplicando le esposizioni e spiegando la diversità interna della denominazione.
Il nome racconta un territorio di frutteti prima che di vigne: Polmareum nel 1004, poi Pomareum nei secoli XIII e XIV, dal latino pomarium, «frutteto». Il vigneto è molto variato in superficie: circa 700 ettari nel 1826, comprese terre da vino ordinario, contro 340 ettari alla fine degli anni 1970, dopo il ricentramento sui migliori pendii e il riconoscimento dell’AOC nel 1936.
Il terroir: argilla, detriti pietrosi e ossidi di ferro
La lettura geologica di Pommard si fa in tre fasce dal basso all’alto. Ai piedi del pendio, nella parte meno elevata, si distendono antiche alluvioni scese dalla valle: suoli profondi, più pesanti, che danno vini ampi ma meno cesellati. A metà pendio i suoli argilloso-calcarei sono alleggeriti da frammenti rocciosi che assicurano il drenaggio: è la cintura dei grandi premiers crus. In alto affiorano marne dell’Oxfordiano e suoli bruni calcici e calcarei, più freddi e tardivi.
La particolarità di Pommard è il carico di ferro dei terreni. Il pendio taglia i calcari oolitici ferruginosi del Calloviano, gli stessi livelli che sostengono il corton più a nord, la cui alterazione libera ossidi di ferro che tingono la terra di rosso e ocra: il climat dei Rugiens, Rugiens-Bas e Rugiens-Hauts, deve a questo colore il nome stesso. Il ferro, associato a una quota d’argilla maggiore rispetto ai comuni vicini, dà uve dalla buccia spessa e vini dalla trama tannica densa, mentre Volnay, su calcari più magri e pietrosi, produce vini subito più sciolti. L’opposizione Pommard/Volnay non è una figura retorica del degustatore: è scritta nel sottosuolo a poche centinaia di metri.
Clima ed esposizione: il ruolo della valle
Il clima è quello di tutta la Côte-d’Or: temperato con lieve tendenza continentale, inverni marcati, estati calde e temporalesche e vigneto riparato a ovest dalle terre alte che delimitano la Côte. I valori di riferimento sono quelli di Dijon, a monte della Côte, mentre Pommard è più a sud e quindi leggermente più mite.
La valle scavata dall’Avant-Dheune, che incide qui marne e calcari della Côte, introduce però una sfumatura locale importante. Ha costruito allo sbocco un cono di deiezione, le alluvioni del basso pendio, e offre sui due versanti un ventaglio di esposizioni da sud pieno a est. I climats meglio posizionati sono quelli a metà pendio, sui detriti drenanti, lontani dal fondovalle.
Lo stile dei vini: la potenza e il tempo
Il pommard è un vino dal colore profondo, bouquet intenso e decisamente astringente nei primi anni: la letteratura classica gli concede circa quattro anni di austerità prima che i tannini inizino a integrarsi. È un vino da invecchiamento che richiede una decina d’anni per migliorare, e di più nei grandi premiers crus delle annate solari.
A maturità dispiega polpa scura, note di frutti neri, sottobosco e spezie, su un’ossatura che rimane percepibile: è la sua firma. Si serve più caldo della media dei bourgogne, a 16-18 °C, con selvaggina o formaggi saporiti — livarot, pont-l’évêque. Se Volnay chiama pollame o un piatto delicato, Pommard richiede un piatto capace di tenergli testa.
Ventotto premiers crus, nessun grand cru
Pommard conta ventotto climats classificati premier cru, quasi 116 ettari su 322: Les Rugiens-Bas e Les Rugiens-Hauts, Les Grands Épenots e Les Petits Épenots, Clos des Épeneaux, Clos de la Commaraine, Clos Blanc, Les Pézerolles, Les Jarolières, Les Chaponnières, Les Arvelets, Les Charmots… Vale la regola borgognona dell’etichettatura: il nome della denominazione può essere seguito da premier cru, dal nome del climat o da entrambi; un climat non classificato può figurare da solo sull’etichetta.
Eppure nessun grand cru. È una delle particolarità meno comprese della Côte de Beaune: Pommard e Volnay, due dei nomi più celebri della Borgogna, si sono fermati al premier cru quando la gerarchia fu fissata negli anni 1930. Les Rugiens-Bas, regolarmente citato come candidato più legittimo a una promozione, non ha mai superato il passaggio: la classificazione borgognona, una volta stabilita, non si muove quasi mai. La conseguenza è felice per l’appassionato: qui si acquista terroir di altissimo livello senza pagare la parola «grand cru».
Una fama antica, sostenuta dalla storia
Pochi paesi borgognoni possono allineare tante testimonianze scritte. Ronsard si stupiva «che un luogo così piccolo potesse dare origine a un vino così grande»; Enrico IV e poi Luigi XV apprezzavano il pommard; Victor Hugo ne fece uno dei vini prediletti. Alla revoca dell’editto di Nantes, gli abitanti protestanti di Pommard costretti all’esilio portarono con sé il gusto e la fama del vino del paese.
La storia moderna è quella di un valore che decolla: dal 1970 gli acquisti massicci degli Stati Uniti provocano un fortissimo aumento dei prezzi e Pommard diventa uno dei nomi di Borgogna più richiesti all’esportazione. Come ovunque sulla Côte, il vigneto ha attraversato le crisi del XIX secolo — piralide, oidio, peronospora e poi fillossera — prima di rinascere innestato e quindi essere profondamente modernizzato dagli anni 1960.
I vitigni di Pommard
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